Venerdì 21 gennaio si è tenuta nella Sala del Consiglio Provinciale di Genova, presso la prefettura di Genova (Largo Eros Lanfranco) la cerimonia di consegna dei Cavalieri dello Sport della Provincia di Genova.
Molte le autorità presenti per la consegna dei riconoscimenti: l’Assessore allo sport della Provincia di Genova, Angelo Giulio Torti, l’Assessore allo sport del Comune di Genova, Stefano Anzalone, il Presidente della Provincia di Genova Alessandro Repetto, in rappresentanza dell’Assessore dello Sport della Regione Liguria Igor Lanzoni, il Presidente del CONI Liguria, Vittorio Ottonello, il Presidente del CONI Genova, Carlo Antonio Nicali, il Presidente della Sampdoria Riccardo Garrone oltre alle diverse Autorità in rappresentanza delle Forze dell’Ordine e delle diverse Federazioni.
A ricevere uno dei 24 Cavalierati dello Sport della Provincia di Genova è stato il nostro carissimo vice presidente Adriano Bianchi, al quale il responsabile della comunicazione del CSI Genova, Gian Maria Baldi, ha fatto l’intervista qui riportata.
Gian Maria: Ciao Adriano o devo dire Buongiorno sig Cavaliere dello sport?
Adriano: premesso che, pur non essendo mai salito su un cavallo, da bambino mi affascinavano i mustang selvaggi al galoppo montati dagli Indiani…. per favore continua a chiamarmi Adriano !
G. M. : che emozione hai provato venerdì alle 19.08 quando il presentatore della cerimonia, Michele Corti, ti ha chiamato a ritirare il premio di Cavaliere dello Sport per la Provincia di Genova? A. : Mi sono commosso perché mi sono chiesto ancora una volta: ma perché io che non sono mai stato un atleta e che a diciotto anni sognavo “concretamente” di fare l’archeologo ? Ed allora fai scorrere il film della tua vita e …
G.M.: ci racconti un po’ della tua giovinezza?
A: da ragazzino a dieci anni nel 1959 mi cimentavo o sul piazzale della chiesa a giocar “di testa” o, sempre con il pallone superflex, tra le pietre aguzze del torrente Bisagno, sul piccolissimo campetto del Ferrarino.
G.M.: Altre passioni?
A: ho sempre avuto la passione per l’escursionismo, la speleologia. Poi le diverse esperienze ecclesiali come la meravigliosa esperienza estiva di Pragelato (dove le indimenticabili figure di don Giovanni Barra e di S.E. il cardinal Pellegrino mi avevano fatto gustare la primavera del dopo Concilio) e quella delle colline della Speranza di Spello con fratel Carlo Carretto, mi portarono lontano dal mondo sport.
G.M. : e poi c’ è naturalmente la famiglia..
A.: si mi sono sposato nel 1975 con Tina e ho due figli, Carla e Marco, e meravigliosi nipoti Arturo e Liuba
G.M.: possiamo però confermare ai lettori che l’adrenalina era già altissima da inizio settimana, quando hai ricevuto l’ufficialità della tua nomina, o no?
A: Sì non lo nascondo … mi ha fatto piacere, e ho provato la piacevolissima sensazione come quando ti accorgi che tutto improvvisamente “gira in sinfonia” e ti puoi permettere di essere attento anche alle piccole esigenze.
G.M. : In che senso?
A.: nel senso che tutto sembra semplice e facile da realizzare
G.M.: e poi da sottolineare che la premiazione si è svolta nella stessa sala in cui il CSI, insieme all’Assessorato allo Sport della Provincia di Genova, ha organizzato ben due volte il convegno “Etica e Sport”. Due veri grandi successi oserei dire, giusto?
A: Sì ricordo in ambedue i convegni la prestigiosa storica sala gremita e “sentivi” che il mondo dello sport genovese era convenuto lì con il suo Patrimonio di dignità, di umanità e di professionalità appassionata.
GM: il premio naturalmente il giusto riconoscimento dell’ottimo lavoro di tutti i questi anni all’interno del nostro comitato e non solo. Quanti anni di preciso?
A: Dal 1988. Ero volontario presso il centro accoglienza degli immigrati in Via Bozzano e degli studenti universitari stranieri in via Parini. Anni formidabili anche quelli !! Poi un incontro
GM: Ma precisamente ci descrivi i tuoi primi giorni all’interno del csi? Hai iniziato come atleta?
A: No come animatore del progetto Giocasport. Un week end al mese ci mettevamo a disposizione dell’A.C.R. (Azione Cattolica Ragazzi) e facevamo giocare con punti gioco ed piccole olimpiadi. Stupenda quella in centro storico organizzata insieme agli educatori del Movimento Ragazzi fine anni 80.
GM: e dopo l’attività sportiva, sei passato alla direzione del comitato…..
A: Il mio primo incarico fu : coordinatore all’attività di formazione. Ricordo un corso intitolato “Come educare animando” (responsabile Maddalena Caruso) organizzato insieme all’Aci ed all’AGESCI: ci aspettavamo una ventina di persone … si iscrissero in centocinquantasei e la sala pur capace dell’Azione cattolica in vico Falamonica traboccò di educatori fino all’ultima decima lezione.
GM: non andando troppo in là e partendo dalla stagione in corso, il nostro comitato da settembre 2010 ha organizzato e collaborato nella realizzazione di importanti eventi non solo territoriali ma anche nazionali. Quale di questi ultimi eventi ti ha lasciato più entusiasta?
A: be’ abbiamo avuto l’onore e … la grazia di ospitare a Genova la convention delle presidenze dei comitati CSI dell’Italia settentrionale.
GM: e poi c’ è il “gemellaggio” con ROMA, che rappresenta una ulteriore potenzialità per crescere….
Non finisci mai di scoprirla, eppure per sindacato ci sono andato parecchie volte. Alle sei del mattino la vedevo svegliare, mettersi…. pian pianino … in moto al suono delle campane delle sue innumerevoli chiese … Mio padre, pur di orgini piemontesi e liguri, era innamorato di Roma…. Mi dicono che è cambiata …Può darsi, ma io ho sempre incontrato in tutti gli ambienti delle persone molto cortesi, gioviali e professionalmente molto preparate. Probabilmente partiremo con una festa fuori porta in occasione della festa delle ciliegie a Rieti il cui comitato è gemellato con quello di Savona … Un piccolo sogno è organizzare una partita tra la nostra Spes 93 (squadra composta di preti, religiosi e seminaristi che partecipa al nostro torneo amatoriale CSI di calcio a 11 “Città di Genova”) con una rappresentativa della Clericus Cup sul campo “all’ombra del cupolone”
GM: ma il CSI Genova ha portato avanti in tutti questi anni molte altre iniziative. Quale di queste ha lasciato un segno indelebile?
A: Mi piace ricordare due Avventure: il progetto “il Fischietto” con la costituzione della società sportiva “Case Rosse” all’interno del carcere di Marassi: il volto raggiante del capitano dei ragazzi detenuti quando per la seconda volta, nel giugno del 2008 ha innalzato la coppa disciplina del nostro torneo amatoriale di calcio “Lanterna” nel salone dell’Abbazia di Santo Stefano e quando, insieme ad altri cinque colleghi, sul campo della casa circondariale ha ritirato l’attestato di arbitro CSI dalle mani del Direttore del carcere dottor Salvatore Mazzeo.
G.M.: e l’altra?
A. : L’altra Avventura ha avuto inizio nel 1990 e continua ancora … : l’accoglienza in stage presso la nostra segreteria di ragazzi diversamente abili sia dal punto fisico che soprattutto psichico, grazie alla presenza dei ragazzi degli obiettori e negli ultimi anni dei ragazzi in servizio civile volontario. Un servizio che ha visto in alcune occasioni prodursi tangibili e notevoli miglioramenti negli aspetti relazionali. Voglio ricordare che la ricerca della memoria storica sulla posa del Cristo degli Abissi e sulla costruzione dello stadio Pio XII è stata possibile grazie al contributo determinante di un ragazzo in carrozzina che risponde al nome di Fausto.
GM: ora immagina di avere la bacchetta magica. Se avessi l’occasione di poter tornare indietro nel tempo, cambieresti qualcosa? Se si, cosa ? e perché?
A: Mentirei spudoratamente se ti dicessi che la passione dell’archeologia mi è passata … So tuttavia che il Signore mi ha chiamato su altre strade ed il mio giardino ormai è qui. Sono contento comunque quando qualcuno mi chiede di fare qualche ricerca (magari cercando qualche vecchio numero del glorioso Sprint … : e così d’incanto “rinascono” i poeti come Duilio Marcante e Giacomino Costa, il comandante Ferraro ed i profetici editoriali sugli educatori di strada in centro storico firmati dall’altrettanto leggendario Fulvio Valgoglio.
GM: c’ è qualche persona in particolare che ti ha “ispirato” o che ti ha fatto da guida?
A: In primis l’ho già detto mons. G.B. Caviglia: lo ricordo con i suoi giochi di prestigio, racchiusi in un sacchetto, ed il suo sorriso sornione d’incanto ammaliare più di duecento ragazzini all’Istituto Champagnat in occasione della premiazione della Pasqua dello sportivo. La sua intuizione dodici anni fa, maturata in ginocchio nella piccola cappella del centro pastorale di corso Torino, di creare una cooperativa per la gestione degli impianti sportivi di san Desiderio e di una parte delle attività sportive, tramite la scuola calcio, e chiamarla Sport Service Family, contiene a mio avviso un grande messaggio di amore.
G.M.: alcune sue parole che ti hanno significative?
A.: Non ho mai dimenticato le sue parole, confermate alcuni giorni fa : “l’ho sperimentato da sempre e posso testimoniare da prete insieme a tanti miei confratelli che la Chiesa ama lo sport e lo ritiene anche oggi un formidabile strumento educativo”. Del resto gli orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010 2020 al paragrafo 54, così recitano “la scuola ed il territorio, con le sue molteplici esperienze e forme aggregative (palestre, scuole di calcio e di danza, laboratori musicali, associazioni di volontariato …) rappresentano luoghi decisivi per realizzare queste concrete modalità di alleanza educativa”.
GM: per concludere un grande piacere. Partendo dal nostro motto ciessino “Educare attraverso lo sport” ti chiedo di dare un consiglio a tutti i lettori e in particolar modo ai giovani.
A: Siate Profeti, praticate lo sport quale luogo di Valori, amatelo e rispettatelo anche da tifosi, contestate con tutte le vostre forze il mondo “facile e da paese dei balocchi” ” basato solo e soltanto sulla dea fortuna che tanto affascina e irretisce “i grandi” ed è presente ormai ad ogni angolo di strada.
Rimanete al tempo stesso Poeti e tutelate la saggia intuizione del “Piccolo Principe” l’essenziale è invisibile agli occhi” ma, soprattutto, riportando quanto detto da S.E. il Cardinal arcivescovo Angelo Bagnasco nel documento “Educare alla vita buona del Vangelo”citando San Giovanni Bosco: “l’educazione è cosa del cuore e che Dio solo ne è padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna se Dio non ce ne insegna l’arte e non ce ne mette in mano la chiave”
G.M.: grazie Adriano.
FONTE CISIAMO edizione Gennaio-Febbraio