CSI GENOVA FA SPORT NEL CARCERE DI MARASSI

23-07-2018

Tredici bambini che giocano serenamente con le loro mamme e i loro papà, niente di eclatante quindi. Una scena che potremmo vedere tranquillamente in una piazza, in un giardino pubblico, in un prato. Ma qui c’è una particolarità: tutto infatti avviene, per due ore abbondanti, nel campetto di calcio all’interno della casa circondariale di Marassi .
L’iniziativa sostenuta dal Comitato di Genova del Centro Sportivo Italiano, si è svolta sabato, dopo mesi di preparazione e regia di Federico Ghiglione – eclettico promotore della “Rugby Tot's” Genova e della “Ass. Professione Papà” e di (grande) cuore ciessino - e grazie al sostegno della Direttrice (del carcere), Maria Milano e degli agenti di polizia penitenziaria.
Una affinità, quella che unisce CSI Genova e l’Associazione Professione Papà che è così entrata nel pratico, sviluppando un progetto che pone l’attenzione ad una cultura dello sport inteso come momento educativo per la crescita del bambino. Nello specifico attraverso il Rugby Tot's: un programma di motricità infantile con la palla ovale che utilizza i principi base del rugby senza contatto fisico. Il tutto all’insegna del puro divertimento, progettato per sviluppare le qualità fisiche, psicologiche e sociali dei piccoli dai due ai cinque anni.
Quello all’interno del carcere di Marassi è stato cosi una sorta di primo esperimento, progettato per una serie precisa di giochi: corsa con il pallone, ricerca dell’equilibrio ed altro ancora. Ma Ghiglione, coadiuvato dal figlio Samuele, da Paolo Trucco del Consorzio Agorà, (che gestisce da anni un laboratorio di serigrafia nella casa circondariale), ed insieme a Enrico Carmagnani, Gian Maria Baldi e Francesco Piccone – Presidente e dirigenti del CSI Genova - ha lasciato però presto grande spazio all’improvvisazione, all’empatia che si creava tra bimbi e genitori, all’interazione tra di loro e con gli operatori.
Sono cosi state due ore di emozioni forti per tutti: per i bimbi che hanno giocato coi i loro papà e le loro mamme in un contesto gioioso, all’aria aperta e per una volta non in un’asettica sala colloqui; per i detenuti che alla fine stringevano forte le mani degli operatori chiedendo quando si sarebbe potuto ripetere tutto questo. Ed anche per il team diessino del Rugby Tot's per ragioni che però non si possono spiegare con semplici parole.
La speranza è quindi di ripetere l'iniziativa tra non molto, anche grazie alla Direttrice - la dott.ssa Milano, che ha constatato di persona e per molto tempo l’efficacia di attività, e che si è già detta disponibilissima.

Il progetto rientra a tra le iniziative che il CSI ha recentemente rilanciato e sta coordinando a livello nazionale. Nel marzo scorso a Roma si è infatti riunita per la prima volta la Commissione Sport e Carcere istituita dal Consiglio Nazionale del CSI: l’iniziativa del Comitato di Genova si inserisce cosi a pieno titolo nella campagna “ Il mio campo libero” che vede lo sport come educazione alle regole, socializzazione, autostima per combattere aggressività, ansia, depressione. La peculiarità è quella di coinvolgere adulti e minori, sperimentando, senza forzature, in punta di piedi, con la certezza che la ricompensa di un sorriso vero sia il riconoscimento più preziosoTredici bambini che giocano serenamente con le loro mamme e i loro papà, niente di eclatante quindi. Una scena che potremmo vedere tranquillamente in una piazza, in un giardino pubblico, in un prato. Ma qui c’è una particolarità: tutto infatti avviene, per due ore abbondanti, nel campetto di calcio all’interno della casa circondariale di Marassi .
L’iniziativa sostenuta dal Comitato di Genova del Centro Sportivo Italiano, si è svolta sabato, dopo mesi di preparazione e regia di Federico Ghiglione – eclettico promotore della “Rugby Tot's” Genova e della “Ass. Professione Papà” e di (grande) cuore ciessino - e grazie al sostegno della Direttrice (del carcere), Maria Milano e degli agenti di polizia penitenziaria.
Una affinità, quella che unisce CSI Genova e l’Associazione Professione Papà che è così entrata nel pratico, sviluppando un progetto che pone l’attenzione ad una cultura dello sport inteso come momento educativo per la crescita del bambino. Nello specifico attraverso il Rugby Tot's: un programma di motricità infantile con la palla ovale che utilizza i principi base del rugby senza contatto fisico. Il tutto all’insegna del puro divertimento, progettato per sviluppare le qualità fisiche, psicologiche e sociali dei piccoli dai due ai cinque anni.
Quello all’interno del carcere di Marassi è stato cosi una sorta di primo esperimento, progettato per una serie precisa di giochi: corsa con il pallone, ricerca dell’equilibrio ed altro ancora. Ma Ghiglione, coadiuvato dal figlio Samuele, da Paolo Trucco del Consorzio Agorà, (che gestisce da anni un laboratorio di serigrafia nella casa circondariale), ed insieme a Enrico Carmagnani, Gian Maria Baldi e Francesco Piccone – Presidente e dirigenti del CSI Genova - ha lasciato però presto grande spazio all’improvvisazione, all’empatia che si creava tra bimbi e genitori, all’interazione tra di loro e con gli operatori.
Sono cosi state due ore di emozioni forti per tutti: per i bimbi che hanno giocato coi i loro papà e le loro mamme in un contesto gioioso, all’aria aperta e per una volta non in un’asettica sala colloqui; per i detenuti che alla fine stringevano forte le mani degli operatori chiedendo quando si sarebbe potuto ripetere tutto questo. Ed anche per il team diessino del Rugby Tot's per ragioni che però non si possono spiegare con semplici parole.
La speranza è quindi di ripetere l'iniziativa tra non molto, anche grazie alla Direttrice - la dott.ssa Milano, che ha constatato di persona e per molto tempo l’efficacia di attività, e che si è già detta disponibilissima.

Il progetto rientra a tra le iniziative che il CSI ha recentemente rilanciato e sta coordinando a livello nazionale. Nel marzo scorso a Roma si è infatti riunita per la prima volta la Commissione Sport e Carcere istituita dal Consiglio Nazionale del CSI: l’iniziativa del Comitato di Genova si inserisce cosi a pieno titolo nella campagna “ Il mio campo libero” che vede lo sport come educazione alle regole, socializzazione, autostima per combattere aggressività, ansia, depressione. La peculiarità è quella di coinvolgere adulti e minori, sperimentando, senza forzature, in punta di piedi, con la certezza che la ricompensa di un sorriso vero sia il riconoscimento più prezioso